Archivio mensile:febbraio 2015

la raccolta dei rifiuti porta a porta conviene

Qui sotto trovate l’analisi puntale dei costi del sistema di raccolta dei rifiuti nel nostro comprensorio. Dall’analisi si evince chiaramente che a differenza di ciò che dice HERA la raccolta differenziata porta a porta non è antieconomica ma anzi conveniente da tutti i punti di vista. L’analisi è stata elaborata da Natale Belosi dell’Ecoistituto di Lugo su richiesta del Comitato e delle altre associazioni ambientaliste del comprensorio.

 

LA GESTIONE RIFIUTI NEL COMPRENSORIO FAENTINO

 

1 – ANALISI DEI DATI ATTUALI

I dati relativi alle produzioni totali di rifiuti e alle singole frazioni sono presi dai dati ARPA 2013 rilevati con sistema informatico ORSO.

I dati dei costi qui utilizzati sono quelli forniti da Atersir 2014. Questi ultimi dati non comprendono IVA (10%) e CARC (costi di riscossione pari a circa € 5-6 ad abitante). Pertanto il costo complessivo finale all’utente è di circa il 15% superiore.

COMUNE AREA Sistema . Raccolta abitanti RU 2013 %RD Non ric Costo tot
Brisighella mont str. no umido 7.711 3.600.595 33,0% 2.468.573 901.418
Casola Valsenio mont str. no umido 2.667 1.734.829 44,7% 1.017.446 368.940
Castel Bolognese pian str. no umido 9.598 6.390.451 47,3% 3.453.459 1.080.387
Faenza pian stradale 58.892 43.273.691 54,5% 19.888.793 7.988.730
Riolo Terme pian str. no umido 5.817 3.361.315 40,7% 2.043.669 708.717
Solarolo pian str. no umido 4.528 2.971.449 45,6% 1.654.492 498633
TOTALE 89.213 61.332.330 51,0% 30.526.432 11.546.825

 

COMUNE AREA Sistema . Raccolta abitanti RU/abit %RD Non ric/abit Costo/abit
Brisighella mont str. no umido 7.711 467 33,0% 320 116,9
Casola Valsenio mont str. no umido 2.667 650 44,7% 381 138,3
Castel Bolognese pian str. no umido 9.598 666 47,3% 360 112,6
Faenza pian stradale 58.892 735 54,5% 338 135,7
Riolo Terme pian str. no umido 5.817 578 40,7% 351 121,8
Solarolo pian str. no umido 4.528 656 45,6% 365 110,1
TOTALE 89.213 687 51,0% 342 129,4

 

Nel comune di Faenza è in atto una raccolta con sistema porta a porta in una ristretta fascia di utenza (Granarolo, Reda, Borgo Tuliero),non superiore al 10%, tale da non influire in modo sostanziale sui risultati della raccolta stradale svolta su tutto il resto del territorio (a parte la raccolta delle frazione umida), per cui Faenza si può considerare un comune a raccolta stradale e non a raccolta mista.

Nei comuni di Brisighella, Solarolo e Casola Valsenio non risulta alcun quantitativo di umido raccolto.

Nei comuni di Castel Bolognese e Riolo Terme risultano quantitativi molto ridotti, probabilmente frutto di una raccolta presso le sole utenze commerciali quali ristoranti.

A Faenza la raccolta dell’umido risulta essere eseguita su tutte le utenze con metodologia stradale salvo la ristretta zona porta a porta, con un risultato di 31 Kg/abitante/anno. Considerato che normalmente nella raccolta porta a porta i Kg procapite di umido tendono ad essere attorno a 80-100, la media nella raccolta stradale scende attorno ai 25-26 Kg procapite/anno.

2 – CONFRONTO DATI DEL COMPRENSORIO FAENTINO COI DATI DEL BACINO DI BOLOGNA

Del bacino di Bologna sono stati presi, sulla base di criteri statistici, 7 comuni con raccolta porta a porta e 9 con raccolta stradale tutti con raccolta dell’umido. I dei criteri sono illustrati nell’allegato 1 dove vengono riportati i dati relativi alle rese e ai costi.

Il confronto serve per fare una proiezione su quali risultati si possono ottenere in termini sia di rese di raccolta differenziata, sia di riduzione degli sprechi, sia di costi, a seconda delle scelte che si possono effettuare sulla gestione dei rifiuti.

Tutti i comuni, sia del faentino che del bacino di Bologna sono serviti da HERA.

I dati sono quelli ufficiali di ARPA ER (dati raccolta) e di ATERSIOR (dati economici) ed elaborati sulla base dei criteri della normativa regionale attuale.

Le fonti ufficiali invece non forniscono dati sui sistemi di raccolta, per cui questi dati sono ricavati da una ricerca autonoma.

 

Abitanti RU Kg/abit Non riciclato Kg/ab riciclato Kg/ab % RD Costo/abit Costo/ton
BACINO FAENTINO STRADALE 89.213 687 342 345 51,0% 129,4 188,3
   FAENZA STRADALE/UMIDO 58.892 735 338 397 54,5% 135,7 184,6
   RESTO FAENTINO STRAD/NO UMIDO 30.321 596 351 245 42,7% 117,3 197,0
BACINO BOLOGNA PORTA A PORTA 73.647 472 141 331 73,4% 129,8 274,7
BACINO BOLOGNA STRADALE 120.930 527 297 230 46,4% 138,5 262,7

 

A differenza dei campioni del bacino di Bologna il Bacino di Faenza appare più disomogeneo perché formato da un comune, Faenza, che comprende quasi i 2/3 della popolazione, con raccolta secco/umido(così come tutti i comuni del bacino di Bo.), accanto ad altri 5 comuni che assieme comprendono l’altro terzo della popolazione e il cui servizio non comprende la raccolta dell’umido presso tutte le utenze, mentre la popolazione del bacino di Bo è suddivisa in modo più omogeneo fra i diversi comuni dei 2 campioni e su tutti viene svolta la raccolta secco/umido.

COSTI PROCAPITE

Il bacino Faentino, con raccolta stradale, ha costi procapite sostanzialmente uguali al campione del bacino bolognese con raccolta porta a porta, e costi del 6,6% inferiori ai costi dei comuni con raccolta stradale del bacino di Bologna.

Questa situazione sembra determinata da

  1. un costo più elevato del comune di Faenza con raccolta stradale secco/umido come il campione del bacino bolognese con raccolta stradale secco/umido e con costi simile, mentre gli altri comuni del faentino hanno una raccolta stradale senza raccolta dell’umido, quindi con costi inferiori di raccolta;
  2. un costo dello smaltimento del rifiuto residuale che risulta inferiore al bacino bolognese del 45% circa dovuto alla destinazione del rifiuto (discarica di Imola o impianto CDR di Ra)

Per quanto riguarda il punto 1, nei comuni del faentino dove non si raccoglie l’umido, a parte Casola Valsenio, il costo del servizio (media € 117,3) è inferiore alla media sia del bacino faentino sia dei comuni porta a porta (-€ 12,5) sia a quello di Faenza che raccoglie l’umido (-€ 18,3).

Anche se Faenza ha costi maggiori ad abitante dovuti alla complessità di un comune più grande e sede di servizi, la parte preponderante dei maggiori costi è da ritenersi collegato alla raccolta dell’umido.

L’estensione della raccolta dell’umido, che diventerà presto obbligatoria per tutti i comuni, inciderà sicuramente sull’aumento del costo del servizio, specialmente se svolto con raccolta stradale. Infatti le scarse rese di raccolta dell’umido con sistema stradale 25-30 Kg invece degli 80-100, incidono in misura pressoché irrilevante sulla diminuzione delle quantità e quindi dei costi sia della raccolta che del trattamento del rifiuto residuale, al contrario della raccolta domiciliare.

Per quanto riguarda il punto 2, già da quest’anno è vietato lo smaltimento diretto in discarica del rifiuto residuale non trattato, e il piano regionale prevede nei prossimi anni il suo totale avvio agli inceneritori, mentre l’inceneritore di CDR di RA è destinato, ad essere chiuso entro il 2017, per cui si prevede che in poco tempo il costo dello smaltimento del rifiuto residuale si allineerà in tutto il territorio regionale sicuramente sopra i 120 € a ton, probabilmente verso i 150 rispetto ai circa 70-80 di oggi nel bacino di Imola-Faenza.

Questo dignifica che il costo attuale di trattamento-recupero-smaltimento potrebbe raddoppiare rispetto agli attuali € 27 procapite, fermo restando l’attuale sistema di raccolta, vale a dire un costo sostanzialmente doppio rispetto a quanto avrebbero i comuni con raccolta porta a porta.

PRODUZIONE RIFIUTI

La produzione dei rifiuti è decisamente più elevata nel bacino faentino. Infatti coi 687 Kg procapite è superiore del 32% rispetto alla raccolta stradale del bolognese e del 46% alla raccolta dei comuni porta a porta. Questo è dovuto ad una più elevata assimilazione di rifiuti speciali, in particolare di inerti e soprattutto di quelli classificati “in sgravio tariffa” vale a dire rifiuti speciali che le aziende inviano direttamente a riciclaggio a terzi senza passare dal gestore , e che poi fanno registrare come rifiuto urbano, per ottenere uno sconto nella tariffa, una pratica che appare andare in contrasto con le normative europee. La nuova legge regionale sui rifiuti che presto verrà approvata esclude l’assimilazione di queste due voci.

Rispetto ai comuni porta a porta si aggiunge il fatto che questo sistema di raccolta influisce sensibilmente sulla produzione dei rifiuti con riduzioni fino al 20% rispetto alla raccolta stradale, a parità di assimilazione.

Eliminando le due voci dai rifiuti urbani si avrebbe la situazione che segue:

COMUNE AREA Sistema . Raccolta abitanti RU/abit %RD Non ric/abit Costo/abit
Brisighella mont str. no umido 7.711 436 28,3% 320 116,9
Casola Valsenio mont str. no umido 2.667 594 39,4% 381 138,3
Castel Bolognese pian str. no umido 9.598 502 30,1% 360 112,6
Faenza pian stradale 58.892 590 43,3% 338 135,7
Riolo Terme pian str. no umido 5.817 550 37,7% 351 121,8
Solarolo pian str. no umido 4.528 596 40,1% 365 110,1
TOTALE 89.213 565 40,4% 342 129,4

 

Nel faentino le voci inerti e RD “in sgravio tariffa” rappresentano il 20% del rifiuto urbano e il 36% della raccolta differenziata, pari a 122 Kg/abitante.

Nei comuni a raccolta stradale  del Bolognese invece rappresentano il 5% del rifiuto e l’11% della RD pari a 27 Kg/ab.

Nei comuni a raccolta porta a porta del Bolognese rappresentano il 2% dei rifiuti e il 3% dalla RD pari a 11 Kg/abitante.

 

 

 

Questo il risultato comparato del faentino e dei comuni del bolognese a raccolta stradale e porta a porta senza le due voci.

COMUNE sistema. Raccolta abitanti RU/abit %RD Non ric/abit Costo/abit
Faentino stradale 89.213 565 40,1% 342 129,4
Faenza stradale 58.892 590 43,3% 338 135,7
Resto faentino str. no umido 30.321 517 33,9% 351 117,3
Bacino Bo porta a porta porta a porta 73.647 461 72,1% 141 129,8
Bacino Bo stradale stradale 120.930 501 43,6% 297 138,5

 

Come si può notare la produzione dei rifiuti rimane più alta nel faentino rispetto al bolognese stradale, ma la differenza passa dal 32% al 13% (-60%). Ciò è segno che permane una più alta assimilazione, ma il dato può in parte essere influenzatodalla presenza di un comune popoloso come Faenza.

Dimezza la differenza col Bolognese porta a porta, dal 46 al 23%,pur rimanendo ancora consistente perché dovuta al sistema di raccolta.

RIFIUTI A SMALTIMENTO

Questo è il dato più importante da considerare perché giustifica il costo più basso della raccolta porta a porta rispetto alla raccolta stradale. Questo dato è da collegare direttamente anche alla produzione procapite di rifiuti, più basso nel porta a porta anche qui come nel resto dell’Italia.

I rifiuti inviati a smaltimento dal comprensorio faentino (342 kg/ab) sono:

  • del 15% superiori al campione dei comuni a raccolta stradale del bacino di bologna (297 Kg/ab) e
  • ma soprattutto del 240%(2,4 volte superiore) ai rifiuti del campione dei comuni porta a porta del bacino di Bologna (141 Kg/ab).

Il costo dello smaltimento del rifiuto residuale e comunque di quello che non va a riciclaggio incide in misura molto variabile nei diversi sistemi di raccolta.  Nel campione porta a porta incide per il 12% sul costo totale, mentre nel campione stradale di Bo incide per il 23%. Questo costo in alcuni comuni con raccolta stradale senza raccolta dell’umido può giungere fino ad assorbire oltre il 40% del costo complessivo del servizio (es Molinella 47%).

La maggior quantità di rifiuti non riciclati del faentino rispetto alla raccolta stradale del bolognese è imputabile principalmente alla mancanza di raccolta dell’umido, ed in parte anche alla maggiore assimilazione dei rifiuti.

Il parametro dei rifiuti inviati a smaltimento, o meglio dei rifiuti non inviati a riciclaggio, costituisce il parametro fondamentale per un giudizio di efficienza del servizio, ed è il parametro che sta alla base della nuova legge in votazione in regione, perché è il parametro che da la misura degli sprechi del sistema di gestione.

A livello regionale nel 2013 la media dei rifiuti non riciclati è stata di 286 Kg procapite, con Monte S. Pietro come comune migliore con solo 78 Kg  non riciclati.

In Italia nel 2013 ci sono stati almeno 370 comuni con rifiuti non riciclati sotto i 75 Kg procapite.

La più alta assimilazione del faentino rispetto al bacino bolognese è dovuta in gran parte all’assimilazione di inerti e di rifiuti speciali conferiti a terzi ma registrati nei rifiuti urbani col meccanismo dello sgravio in tariffa, ma avviene in parte minore anche attraverso una assimilazione tramite la raccolta del gestore presso le industrie o attraverso i centri di raccolta. Se la raccolta di inerti, la registrazione nei rifiuti urbani di frazioni in sgravio tariffa e la raccolta presso i centri di raccolta è riferibile esclusivamente a rifiuti differenziati, la raccolta del gestore presso le grandi utenze non domestiche permette di raccogliere grandi quantità di rifiuti assimilati per la maggior parte differenziati, ma anche una parte minore di rifiuti residuale, per cui la forte assimilazione fa crescere molto il rifiuto procapite complessivo, moltissimo il rifiuti procapite differenziato, ma anche, in misura minore, il rifiuto residuale da smaltire,sono tutti tipici meccanismi per innalzare le rese di raccolta differenziata dei rifiuti urbani senza una reale differenziazione, ma semplicemente trasformando rifiuti speciali, precedentemente quasi tutti inviati come tali a riciclaggio, in rifiuti urbani differenziati. Questo meccanismo in genere avvantaggia economicamente poche grandi aziende che producono molti rifiuti, a scapito di tutte le altre e a scapito delle utenze domestiche.

Eliminare questi meccanismo, normalmente illegittimi per le normative europee che escludono dall’assimilazione i rifiuti provenienti da processi produttivi, costituisce un modo per rendere più trasparente la gestione dei rifiuti, più equa la tassazione, meno costoso il servizio.

La nuova legge regionale in votazione ripara in gran parte a questa distorsione, sia per una diversa classificazione dei rifiuti, sia per una più corretta definizione di assimilazione, sia per l’introduzione della tariffa puntuale.

La tariffa puntuale, facendo pagare la parte variabile non a metri quadri, ma in base alla quantità e alla qualità del rifiuto conferito tende a toglier qualsiasi alibi all’assimilazione.

Sta di fatto che una alta e forzata assimilazione, se da una parte aumenta virtualmente le rese di raccolta differenziata, dall’altra tende ad aumentare anche i kg procapite di rifiuto residuale a smaltimento con la conseguenza di maggiori sprechi e l’impossibilità di poter usufruire degli incentivi economici automatici previsti dalla nuova legge in votazione.

RESE DI RACCOLTA DIFFERENZIATA

Il bacino faentino ha rese di raccolta differenziata (51%) superiori ai comuni a raccolta stradale del bacino di Bologna (46%), ma,questa differenza scompare con le nuove regole di conteggio.

Eliminando inerti e rifiuti in sgravio tariffa le rese di raccolta differenziata precipitano dell’11% nel faentino, del 3% nel bolognese stradale, e di solo l’1% nel bolognese porta a porta.

Di fatto Faenza e i comuni con raccolta stradale del bolognese vengono ad avere la stessa % di raccolta differenziata del 43%, mentre i comuni senza raccolta dell’umido precipitano 10 punti indietro.

Raggiungere con le nuove regole l’obiettivo del 75% per i comuni di pianura e del 58% per i comuni di montagna, come prevede il piano regionale, risulta pressoché  impossibile continuando con la raccolta stradale, anche qualora si applicasse la tariffa puntuale.

Eliminare questi meccanismi, normalmente illegittimi rispetto alle normative europee, oltre ad essere doveroso, permetterebbe di contenere maggiormente i costi del servizio.

 

COSTO A TONNELLATA

Questo è l’unico parametro in cui la raccolta stradale appare vincente sulla raccolta porta a porta.

Questo però avviene perché  la raccolta stradale genera maggiore rifiuto urbano rispetto alla raccolta porta a porta. Inoltre maggiore è il livello di assimilazione minore è il costo a tonnellata.

Infatti nel faentino, con raccolta stradale e alta assimilazione, il costo a ton è inferiore del 28% rispetto alla raccolta stradale del bolognese e del 32% della raccolta porta a porta.

Occorre dire che i quantitativi di rifiuti “in sgravio tariffa” non generano alcun costo, mentre i costi della raccolta e trattamento degli inerti è minimo.

Se togliamo queste due voci anche i costi a ton si avvicinano parecchio, infatti il faentino passa da € 188 a € 229 a ton, i comuni a stradale del bolognese da €263 a € 276, ed i comuni porta a porta da € 275 ad € 282.

Rimane ovvio che in quei  comuni che più  promuovono politiche di riduzione dei rifiuti più cresce il costo a tonnellata anche quando il costo totale diminuisce, per cui questo parametro non assume alcuna importanza economica.

3 – PROSPETTIVE: LA NUOVA LEGGE REGIONALE E IL NUOVO PIANO REGIONALE IN APPROVAZIONE

Il nuovo piano regionale rifiuti e la nuova legge che nella scorsa legislatura regionale erano in dirittura d’arrivo e che non sono già diventate norme a causa delle dimissioni anticipate del Presidente Errani, saranno presto discusse ed approvate, come ha assicurato il nuovo Presidente Bonaccini.

Questi due norme contenevano i seguenti punti che hanno notevole conseguenze nella gestione e quindi nei costi del servizio:

    • la previsioneal 2020 di una riduzione della produzione dei rifiuti del 20%;
    • un incremento al 2020 della raccolta differenziata media minimo al 70%;
    • un decremento al 2020 dei rifiuti non inviati a riciclaggio sotto i 150Kg procapite;
    • l’obbligo della raccolta della frazione organica umida;
    • l’esclusione dai rifiuti urbani dell’assimilazione impropria sulla base delle norme europee;
    • il criterio di riduzione dei rifiuti non inviati a riciclaggio come criterio principale per il giudizio di efficacia nella gestione, al posto del criterio di rese di raccolta differenziata;
  • un meccanismo economico automatico che premia i comuni che minimizzano i rifiuti non riciclati e che penalizza quelli che ne producono di più;

 

  • l’introduzione della tariffazione puntuale per tutte le utenze, domestiche e non domestiche.

 

I NUOVI OBIETTIVI

La semplice correzione dei criteri di assimilazione sulla base delle norme europee si traduce nel faentino, ed in particolare nei comuni di Castel Bolognese e Faenza, in una diminuzione di oltre il 20% dei rifiuti raccolti, con la conseguenza però di abbassare le rese di raccolta differenziata dal 51% al 40%, senza peraltro che il costo diminuisca perché l’eliminazione della quota in sgravio tariffa e degli inerti non incidono per nulla o in misura estremamente limitata. Sulla diminuzione dei costi può incidere maggiormente la correzione dell’assimilazione che riguarda frazioni di rifiuto speciale derivante dai processi produttivi oggi raccolto direttamente dal gestore presso le grandi azienda, anche perché fra questi rifiuti ve ne è una parte, anche se minoritaria, destinata a smaltimento.

Passare dal 40% al 70% di RD e da 342 a 150 Kg procapite/anno di rifiuti non riciclati, coi nuovi criteri di assimilazione e di calcolo della RD risulta impossibile, sulla base dei dati statistici, con una raccolta stradale, e appena possibile con una raccolta porta a porta senza tariffa puntuale.

L’applicazione della tariffa puntuale porta a migliori risultati sia nella raccolta stradale che nella raccolta porta a porta. In Emilia Romagna sono pochissimi i comuni che hanno applicato una forma molto blanda di tariffazione puntuale, alcuni di più quelli che hanno predisposto il servizio per la tariffazione puntuale.

Di fatti anche solo la predisposizione ha dato dei risultati. Tra i 36 comuni della regione che nel 2013 avevano produzione di rifiuti non inviati a riciclaggio sotto i 150 Kg procapite vi erano tutti i 13 comuni porta a porta con predisposizione per la tariffazione puntuale, ma solo 2 degli 8 comuni a raccolta stradale con predisposizione alla tariffa puntuale. Degli altri 21 comuni, 20 su 66 erano porta a porta, e 1 su 36 a raccolta mista con prevalenza (85%) di raccolta porta a porta. L’unico comune dei 36 sotto i 150 Kg non a riciclaggio con rese di raccolta differenziata sotto il 65% era uno dei due a raccolta stradale, mentre tutti i comuni porta a porta con predisposizione della tariffa puntuale risultano sopra il 70%.

Fin qui i dati puramente quantitativi, perché quasi ovunque è stato scelto il sistema a raccolta stradale con tariffazione puntuale basato su contenitori dell’indifferenziato con calotta che si apre con scheda magnetica per l’identificazione dell’utente, si è registrato un aumento di rifiuto indifferenziato all’interno dei contenitori delle frazioni differenziate, con gravi ripercussioni qualitative e di costi nel trattamento per la produzione di maggiori scarti a valle della raccolta. Il problema è che, a differenza della raccolta porta a porta, nella raccolta stradale risulta molto problematico il controllo qualitativo dei conferimenti.

Appare evidente che ovunque, ma soprattutto nei comuni di pianura, dove l’obiettivo di pian, è di 75% di raccolta differenziata e meno di 150 Kg non riciclati, l’unica soluzione certa per raggiungere gli obiettivi è la raccolta porta a porta con tariffa puntuale. Il raggiungimento dell’obiettivo con altre modalità di raccolta appare come pura eccezione.

Proprio per questo mentre fino a 5 anni addietro i comuni con raccolta porta a porta erano una eccezione, negli ultimi anni si sono moltiplicati tanto che già nel 2013 se ne contavano 79 sui 348 comuni della regione, con province come Parma in cui questo sistema era già nettamente prevalente.

Nel 2014 a quei 79 comuni se ne sono aggiunti alcune altre decine, tra cui un capoluogo di provincia, Parma.

Di fatto tutta la zona IREN (Piacenza, Parma e Reggio Emilia con 116 comuni) sta rapidamente passando dal sistema stradale a quello porta a porta, come pure i bacini di Geovest  ( Bologna  Modena con 11 comuni), AREA (Ferrarese con 18 comuni), il bacino AIMAG (Modenese con 11 comuni). La volontà di passare alla raccolta porta a porta, con una propria società pubblica, è stata espressa dalla quasi totalità dei comuni della provincia di Forlì -Cesena (31 comuni ora gestiti da HERA), dove già 2 comuni lo attuano e il capoluogo lo sta inserendo. Nello stesso bacino di Bologna gestito da HERA (26 comuni su un totale di 138 oggi gestiti da HERA), preso a campione per il confronto, ai 7 comuni porta a porta riportati, nel frattempo se ne sono aggiunti altri 6, nonostante l’attiva opposizione dichiarata del gestore.

Il comune di Parma dall’aprile 2014 è interamente a raccolta porta a porta e ha ridotto a 160 Kg i rifiuti non riciclati, la metà rispetto ai 317 Kg procapite che costituisce la media degli altri comuni capoluogo, una resa di raccolta differenziata negli ultimi mesi attorno al 70% (obiettivo dei comuni capoluogo), ed ha registrato un calo del costo a consuntivo di circa dell’1,3% rispetto al preventivo, costo che lo mette nella media dei costi dei comuni capoluogo, nonostante il prezzo più elevato di smaltimento dell’inceneritore di Parma rispetto agli altri. Il fatto è che avendo ridotto nel 2014 del 40% i rifiuti non riciclati rispetto al 2013, solo per questa voce ha speso 3,5 milioni in meno, cui si aggiungono 0,5 milioni di maggiore contributo CONAI di fronte a 3,5 milioni di maggiori spese.

Il motivo del continuo passaggio da raccolta stradale a raccolta porta a porta è chiaro: gli obiettivi vengono raggiunti senza costi aggiuntivi rispetto a quelli occorrenti per una raccolta stradale con separazione secco/umido che invece non raggiunge gli obiettivi né in termini quantitativi né in termini qualitativi.

MECCANISMO  ECONOMICO AUTOMATICO DI INCENTIVAZIONE AI COMUNI CHE RIDUCONO I RIFIUTI NON RICICLATI

È un meccanismo automatico che, a parità di costo complessivo del servizio nell’intera regione, fa pagare di più, rispetto alla media, i comuni che producono molti rifiuti procapite equivalente[1], e di meno, in modo progressivo, a quelli che ne producono pochi. L’incentivo dato ai comuni migliori va a riduzione della tariffa degli utenti del comune stesso. L’incentivo è dato in modo progressivo ai comuni che producono rifiuti non riciclati sotto l’80% della media regionale, più è basso il quantitativo di rifiuto procapite abitante/equivalente, maggiore è l’incentivo. Considerando di fatto che i comuni che produrranno   sotto i 150 kg procapite di rifiuti non riciclati usufruiranno di una sensibile diminuzione, quelli tra i 150 e i 250 Kg variazioni non apprezzabili, quelli sopra i 250 aumenti apprezzabili.

Visti i dati sopra riportati l’incentivo, di fatto sarà utilizzato pressoché  esclusivamente per i comuni porta a porta ed in particolare per i comuni porta a porta con tariffa puntuale, anche perché questo meccanismo tenderà ad abbassare in modo virtuoso, anno dopo anno, la media regionale di rifiuti non riciclati presa a riferimento.

[1] Agli abitanti residenti si aggiungono gli abitanti equivalenti derivanti dalla trasformazione delle utenze non domestiche un abitanti equivalenti attraverso appositi indici, in modo da mettere sullo stesso livello comuni con poche e comuni con molte utenze non domestiche.

 

le nostre osservazioni al PAES

Qui sotto è riportato il testo inviato ai sindaci dell’Unione dei Comuni della Romagna faentina dai comitati dei cittadini e dalle associazioni ambientaliste con le osservazioni puntuali al Paes. Nonostante il nostro giudizio, anche dopo l’incontro col Sindaco Malpezzi, permanga negativo abbiamo deciso di inviare una serie di indicazioni affinché il Piano possa essere migliorato.

Al Presidente dell’Unione della Romagna Faentina

Ai Sindaci e p.c. ai Consiglieri comunali dei Comuni dell’Unione della Romagna Faentina

Oggetto: Osservazioni al Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile (PAES) dell’Unione della Romagna Faentina

Facendo seguito all’incontro delle associazioni sottoscritte con i sindaci dell’Unione della Romagna Faentina del 16 febbraio scorso, inviamo le nostre osservazioni e proposte.

 

PREMESSA

A nostro avviso, la 2a bozza di PAES presentata al pubblico è poco ambiziosa e poco adeguata, rispetto agli obiettivi del “Patto dei Sindaci”, e presenta numerosi elementi di criticità. L’impegno ad andare oltre gli obiettivi fissati dalla UE al 2020 (riduzione del 20% delle emissioni di gas serra – che è sinergicamente legato – alla riduzione del 20% dei consumi energetici e alla produzione di energia da fonti rinnovabili almeno pari al 20% dei consumi energetici finali) non è indicato nelle intenzioni. PAES di altri Comuni, come ad esempio Forlì, si sono dati obiettivi per la riduzione delle emissioni superiore al 25%. Ricordiamo che gli stessi obiettivi al 2020 dell’Unione Europea sono ormai traguardati al 2030, con livelli (almeno un po’) più ambiziosi, che perciò andrebbero perseguiti da subito, nell’ambito degli impegni contro il cambiamento climatico che, nella Conferenza dell’ ONU di fine di quest’anno a Parigi, dovrebbero portare ad un accordo globale sul clima.

Nella fase preparatoria del piano, è mancato un vero processo partecipativo, aver individuato come stakeholders primari solo gli Ordini professionali, le Associazioni di categoria, gli Istituti Bancari e finanziari, non è corretto. Non solo noi, come Associazioni ambientaliste, ma i comitati di cittadini, i sindacati dei lavoratori, dei consumatori, degli inquilini, e poi tutti i cittadini sono portatori di interesse, che hanno diritto di essere sentiti. Questo non solo per correttezza democratica, ma perché solo con la partecipazione attiva di tutti i portatori di interesse e con il coinvolgimento dei cittadini, è possibile realizzare le azioni che si progettano, cambiando anche i comportamenti e gli stili di vita. Questo è il senso dell’impegno del “Patto dei Sindaci” a mobilitare la società civile al fine di sviluppare, insieme a loro, il Piano di Azione.

Nella base dei dati per l’inventario delle emissioni non vengono presi in considerazione integralmente alcune importanti analisi e dati del nostro territorio, che comunque sono necessari per la programmazione pubblica del territorio, e che chiediamo siano integralmente allegati:

− il Piano Regolatore dell’Energia allegato del RUE 2014; dal quale emerge vi è una sovracapacità produttiva di energia elettrica (su 485.339 MWh prodotti, il 21% è esportato) e che l’88% della produzione proviene complessivamente da biomasse e rifiuti; l’incidenza sulle emissioni della combustione di CDR (combustibile da rifiuti) per la produzione energetica sarebbe di 44.687 tCO2 eq, pari al 12% del totale delle emissioni;

    • i dati sulla qualità dell’aria, tenendo conto dei strumenti di programmazione provinciali: in ambito provinciale è stato raggiunto, in termini di energia autorizzata, l’obiettivo di produzione di energia da fonte rinnovabile fissata dal PAES provinciale per cui occorre perseguire l’obiettivo di non provocare emissioni aggiuntive in atmosfera in raccordo con l’indirizzo del Piano Provinciale di Tutela e Risanamento della Qualità dell’Aria (PRQA), che classifica Faenza come agglomerato ove occorre predisporre piani d’azione a breve termine per il miglioramento della qualità dell’aria;
    • non si considera la perdita di carbonio dei terreni agricoli, che non è un elemento specifico dei PAES, ma che per il nostro territorio costituisce un’emergenza.
    • E’ un piano debole perché :
  • interviene in misura limitatissima sulla riduzione dei consumi energetici e di materia prima;
  • ignora la mobilità delle persone e delle merci che è uno dei principali responsabili delle
  • emissioni;
  • gli interventi complessivi sull’efficienza energetica sono complessivamente limitati negli
  • edifici privati e pubblici, anche considerando che per le pubbliche amministrazioni esiste progressivamente l’obbligo di rinnovare annualmente una frazione degli edifici pubblici, a partire da quelli più energivori;
  • non affronta organicamente la questione della riduzione e del riciclaggio dei rifiuti e l’obiettivo di raggiungere, come previsto dal Piano Regionale Gestione Rifiuti (PRGR) del 14 Aprile 2014, il 75% di raccolta differenziata per i comuni di pianura e il 60% per i comuni di montagna, il cui mancato raggiungimento comporterebbe il pagamento di penali
  • non prende in considerazione il significativo apporto alle emissioni dovuto alla combustione di combustibile da rifiuti (CDR) per la produzione di energia (che chiediamo di eliminare);
  • è troppo sbilanciato verso l’acquisto (o la promozione all’acquisto) di energia elettrica certificata (14/24 kt di CO2, ovvero il 58% del piano), dato che:
  • Faenza produce ed esporta già energia elettrica certificata (soprattutto da biomasse);
  • non si tratta di una riduzione reale di emissioni di CO2, ma di un conteggio di rete e vi è quindi il rischio che la commissione europea che valuta il PAES lo bocci
  • lo stesso Comitato Scientifico dell’Agenzia Europea per l’Ambiente ha sottolineato come la sostituzione di combustibili fossili con biomasse non porta di per sé a una riduzione delle emissioni di CO2
  • il denaro pubblico e dell’imprese sarebbe meglio speso nella riduzione dei consumi;
  • può essere interpretato come concessione a ulteriore produzione di energia da combustione sul territorio.

Per tutti questi motivi il piano presentato ci sembra inadeguato. Pur tuttavia, in un’ ottica di critica costruttiva, siamo a formulare le richieste qui allegate.

RICHIESTE

  • Inserire nel PAES, come allegato ed integralmente, il Piano Regolatore dell’Energia allegato al RUE adottato;
  • Modificare e/o inserire le AZIONI come qui di seguito specificato:

AZIONE scheda S177 – proponiamo di modificarla e integrarla

Titolo del Piano: Miglioramento della struttura tecnica di supporto per l’implementazione del PAES

Descrizione: Sostituire il testo da “Alcune delle attività che la struttura tecnica…” fino a “… pro- muovere la costituzione di un’agenzia per l’energia Faenza-Imola con lo scopo di unificare gli obiettivi energetici dei due territori”, con il seguente: “La struttura tecnica deve promuovere e realizzare una reale partecipazione di tutti i portatori di interesse e di tutti i cittadini (non solo le Associazioni di categoria, Ordini professionali, Istituti bancari e finanziari) anche attraverso:

– l’attivazione di uno o più tavoli permanenti di confronto, ai quali parteciperanno a pieno titolo le Associazioni ambientaliste e i Comitati di cittadini e, anche sulla base di un apposito protocollo di intesa, saranno organizzati gruppi di lavoro misti di tecnici comunale e incaricati dai comuni, associazioni civili, ambientaliste, ordini tecnici e professionali, con funzione propositiva, consultiva e di valutazione, che valutino l’applicazione complessiva del piano e ne rivedano gli obiettivi.

In particolare saranno considerate le tematiche:

  • rifiuti e compostaggio
  • efficienza nell’edilizia pubblica e privata
  • efficienza e sostenibilità, qualità dell’aria e tasso di carbonio nel suolo comprese, nella produzione di energia e nelle certificazioni energetiche
  • mobilità, compresa l’analisi dei flussi
  • promozione di stile di vita per la riduzione dei consumi.
  • I risultati, gli obiettivi e le azioni saranno valutati annualmente dai gruppi di lavoro, presentati di- rettamente dai gruppi ai consigli comunali e all’unione dei comuni, e riapprovati dai comuni con cadenza annuale. – azioni di informazione, promozione, formazione, rivolte ai diversi ambiti sociali, incluso le scuole, queste azioni non possono essere affidate ad agenzie che gestiscono i servizi pubblici locali (acqua, rifiuti, produzione di energia) o comunque a soggetti che potrebbero avere un conflitto di interesse. – costituire un’agenzia partecipata dell’Unione dei Comuni Faentini con lo scopo di unificare gli
  • obiettivi energetici dei territori.

Azioni sull’efficienza energetica degli edifici:

AZIONE scheda S178: – proponiamo di modificare assumendo l’ipotesi A1 e A2 del Piano regola- tore dell’energia

Titolo del piano: Promozione del risparmio energetico dell’efficienza energetica e uso FER degli edifici

Descrizione: sostituirle con le azioni delle ipotesi A1 e A2 del Piano regolatore dell’energia Riduzione delle emissioni di CO2: 9.500 t (pg 165 del Piano regolatore dell’energia, scenario 2) Indicatori di monitoraggio: Modificarli come da tabella pg 156 del Piano regolatore energia

AZIONE scheda S183 – proponiamo di modificarla assumendo almeno in parte l’ipotesi A3 del Piano regolatore dell’energia

Titolo del piano: Promozione potenziata del risparmio energetico dell’efficienza energetica e uso FER degli edifici

Descrizione: sostituirle con le azioni dell’ipotesi A3 del Piano regolatore dell’energia Riduzione delle emissioni di CO2: ulteriori 35.000 t (pg 165 del Piano regolatore dell’energia, scenario 3) Indicatori di monitoraggio: Modificarli come da tabella pg 156 del Piano regolatore energia Commenti: quest’azione è alquanto ambiziosa, si può assumere per quanto basta a raggiungere l’obiettivo del PAES della riduzione di 22.000 t di CO2.

AZIONE SUGLI EDIFICI DA INSERIRE – Rinnovo del 3% degli edifici pubblici

Titolo: Questa azione è descritta nel PAES-bozza con codice 1Bb

Riduzione delle emissioni di CO2: 1.218 t/a

Commenti: Per procedere in questa direzione tuttavia occorre indicare e promuovere ad ogni livello interventi più precisi di efficentamento energetico degli edifici e di sviluppo delle Fonti di Energia Rinnovabile (FER), sia negli edifici pubblici e nelle abitazioni civili, che negli stabili industriali e commerciali. Vanno previsti molti più interventi di coibentazioni, isolamenti, cappotti, impianti geotermici, sostituzione di caldaie, di infissi, di nuove pompe di calore, installazione di pannelli solari termici e fotovoltaici. A questo proposito sarebbe necessario adeguare i regolamenti edilizi troppo restrittivi per poter installare molti più impianti sui tetti (aderenti o integrati con la stessa inclinazione e orientamento della falda); sviluppare, quanto previsto dal piano regolatore dell’energia, per “aumentare il fotovoltaico sui grandi edifici industriali”; oltre che promuovere la diffusione dei Sistemi Efficienti di Utenza (SEU), ossia la fornitura diretta di energia autoprodotta e autoconsumata in loco, con un beneficio sia per il produttore che per il consumatore.

Azioni di acquisto di energia elettrica certificata:

AZIONE scheda S180 – chiediamo di abolirla

Titolo del piano: Acquisto di energia elettrica verde certificata

AZIONE scheda S181 – chiediamo di abolirla

Titolo del piano: Acquisto di energia elettrica verde certificata

AZIONE scheda S182 – chiediamo di abolirla

Titolo del piano: Promozione per l’acquisto di energia elettrica certificata

 

Azioni sui rifiuti:

AZIONE SUI RIFIUTI DA INSERIRE – riduzione della combustione di rifiuti CDR

Titolo del piano: Abbattimento della combustione dei rifiuti CDR per la produzione di energia Descrizione: Abbattimento della combustione di CDR per la produzione dei energia

Riduzione delle emissioni: In questo caso i margini di recupero di abbattimento delle emissioni sono enormi, sono stimate in 44.687 tCO2 eq, pari al 12% del totale delle emissioni, secondo il piano regolatore dell’energia.

 

AZIONE SUI RIFIUTI DA INSERIRE

Titolo del piano: Riduzione della produzione di rifiuti urbani, incremento dei rifiuti riciclati e compostati, riduzione dei rifiuti smaltiti.

Descrizione: i Comuni si impegnano a passare alla raccolta porta a porta dei rifiuti con tariffa puntuale, con un piano di raccolta studiato da un ente terzo con ampia esperienza nella raccolta porta a porta, coadiuvato dagli uffici intercomunali.

Riduzione delle emissioni di CO2: >5.000 t/anno di CO2, derivanti da una riduzione di 124 Kg procapite/anno della produzione, dall’aumento di 118 Kg di rifiuto riciclabile e compostabile e dalla diminuzione di 242 Kg di rifiuto residuale.

 

OSSERVAZIONE SULLA PRODUZIONE DI RIFIUTI URBANI.

Dal rapporto 2013 pubblicato dall’osservatorio regionale dei rifiuti dell’Emilia Romagna, che riporta i dati per i singolo comuni relativi al 2012, anno di riferimento, i rifiuti urbani prodotti dall’Unione dei comuni del faentino sono stati 61.668.093 Kg, pari a 690 Kg procapite, a differenza di quanto riportato a pg 286 del  PAES che indica i rifiuti procapite pari a 528 Kg e quelli totali pari a 46.804 tonnellate. È una differenza notevole, che potrebbe essere in parte giustificata dall’inclusione nei rifiuti urbani nel rapporto regionale dai rifiuti inviati dalle utenze non domestiche a riciclaggio senza passare dal gestore e incluse nei rifiuti urbani per ottenere uno sconto in tariffa.

Questi rifiuti in sconto tariffa nel 2013 sono stati pari a 6.283.368 Kg (purtroppo non si ha il dato del 2012, ma facilmente reperibile dal ERPA ER che attraverso il sistema informatico ORSO registra tutti i dati), quantitativo difficilmente superato nel 2012.

Sottraendo i quantitativi in sgravio al 2013 ai quantitativi totali del 2012 si ottengono 55.375 ton di rifiuti pari a 620 Kg procapite, un quantitativo superiore a quanto presentato nel PAES di 92 Kg. pari a un +17,4%.

In assenza di specifiche sul calcolo e di fronte a dati ufficiali, si ritiene che i dati riportati nel PAES siano da correggere, così come si ritiene che il dato di base da cui partire sia quello che non prende in considerazione i quantitativi in sgravio tariffa, quantitativi che dovrebbero essere ricondotti ai rifiuti speciali.

Si chiede di aggiornare i calcoli relativi alla produzione dei rifiuti urbani.

 

Ringraziamo dell’attenzione, rimaniamo in attesa di un riscontro e siamo disponibili a fornire ogni chiarimento ci sia richiesto.

Cordialmente,

Massimo Sangiorgi “Circolo Legambiente Lamone” di Faenza

Davide Rava “Comitato Brisighella Bene Comune” di Brisighella

Alessia Bruni “Comitato ambiente e paesaggio” di Castel Bolognese

Damiano Cavina “Comitato Acqua Bene Comune Faenza e Comprensorio”

Vittorio Bardi “Si rinnovabili No nucleare”

Andrea Venturelli “Comitato Debito pubblico: decido anch’io”

Gianmarco Carcioffi “WWF Faenza”

Giovanna Brondino “presidente Ass.ne Gruppo d’Acquisto Solidale di Faenza”

Faenza, 23 febbraio 2015

 

 

 

 

Incontro con la PROLOCO: le nostre domande

Il gruppo di lavoro “i luoghi del Bene Comune” sta iniziando un percorso di conoscenza e mappatura delle risorse culturali del nostro territorio. Il primo ente che il gruppo ha deciso di conoscere è la Pro Loco. Purtroppo questo incontro già fissato è saltato per impegni della presidenza dell’ente.

Speriamo che nel breve periodo tale incontro col Comitato possa essere calendarizzato per permettere ai cittadini di poter conoscere questa realtà così importante per una città a vocazione turistica come Brisighella.

Qui sotto trovate le domande elaborate dal gruppo e presentate alla presidente dell’ente in preparazione all’incontro.

domande di conoscenza:

  • Qual è la struttura organizzativa della Pro Loco, anche dal punto di vista della gestione economica? E’ previsto un rendiconto annuale pubblico?
  • In che modo la Proloco collabora con l’Amministrazione?
  • Quali sono i dati dell’affluenza turistica nel Comune di Brisighella, dal 2009 e che tipo di turista è interessato al territorio e quali sono le affluenze per nazionalità?
  • Qual è il programma della nuova presidenza della proloco per il 2015-2016? Cosa volete valorizzare, cosa volete eventualmente limitare nell’azione degli scorsi anni?
  • Quante persone vi operano tra eletti e volontari? Come vengono eletti? I volontari sono pochi o il numero è sufficiente?
  • Quali sono le attività principali della pro loco? Quale il ruolo dei volontari?
  • A suo avviso la posizione della sede è adeguata? I turisti riescono a trovarla facilmente?
  • Avete un sistema di valutazione/verifica del gradimento degli utenti (soprattutto turisti)?

 

Domande di stimolo e di analisi delle emergenze:

  • Il Museo è per voi un punto strategico nel panorama delle attrazioni culturali del territorio, e sì quali sono le vostre intenzioni al riguardo? Che tipo di rapporto esiste fra voi e il Direttore del Museo?
  • Per quanto riguarda la Rocca, nel sito sono segnalati degli eventi, ma in modo generico, vorremmo sapere di quali eventi si tratta, e se per il 2015 è previsto un programma di iniziative.
  • Nei pressi della Rocca si trova un vecchio forno per gesso restaurato due anni fa. Per la fine dei lavori si organizzò un’inaugurazione con una lezione dello scultore Mauro Mamini. Vorremmo sapere se tale sito può rientrare in un percorso formativo/turistico, ed essere promosso visto anche l’impegno economico intrapreso a suo tempo?
  • Perché nel link artigianato risulta solo l’arte del ricamo? E’ stata una scelta o è in fase di costruzione? Nel territorio esistono tante realtà artistiche di bottega, che se riunite potrebbero far parte di un percorso “di bottega, in casa” che porterebbero il turista alla scoperta delle molteplici attività artistiche del territorio. Cosa ne pensate?
  • Per quanto riguarda la situazione dei percorsi per nordic-walkig e mountain bike la situazione ci pare non al passo con le esigenze di un turista che esige percorsi ben segnalati, avendo anche la possibilità di scaricare le mappe con il GPS. Pensiamo che su questo terreno si possa fare molto soprattutto in collaborazione con chi da anni si impegna in questo settore in modo volontario. Vi chiediamo se su questo tema avete delle idee e se sì quali sono i vostri progetti in merito?
  • Si potrebbero realizzare dei percorsi a tema con la possibilità di raggiugere vari siti sparsi in tutte le frazioni Es: ruderi di castelli; Vecchi Mulini; Torri; Osservatori; Ville; Fattorie didattiche; ecc… Nel Comune di Palazzuolo all’ingresso del paese è stata installata una mappa, in cui si possono scaricare le coordinate per il GPS e questo permette al turista di sapere sempre in che punto si trova.
  • A nostro giudizio dovrebbero esserci maggiori informazioni per quanto riguarda il trasporto delle bici sul treno in termini di orari, fermate e costi. Come poter ampliare tale informazione?
  • Vi chiediamo se potrebbe essere di vostro interesse nel medio e lungo periodo, valutare la possibilità di realizzare un lavoro in collaborazione con altri Enti/Associazioni, per la valorizzazione dell’aspetto storico legato alla seconda guerra mondiale e la Resistenza avvenuta sulle nostre colline. L’interesse verso questo tema sarebbe didattico e turistico insieme e porterebbe il turista alla scoperta dei numerosi luoghi simboli del quel periodo.
  • Perché sul sito non risultano informazioni specifiche per il camperista?
  • Vorremo avere informazioni sul parco geologico al Monticino e sapere qual è la sua situazione attuale.
  • Pensate di rinnovare la formula delle classiche sagre, e se sì in che modo?